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La Volpe Special Custom Mr Hyde e l’altra interpretazione firmata Bike Farm della Volpe Disc di Bianchi.

La Mr Hyde è una Volpe in chiave viaggio, una bici quindi meno performante dal punto di vista della performance agonistica, ma sicuramente più robusta e confortevole, pensata appunto per affrontare ampie percorrenze e per lunghi periodi.

Partendo al solito da telaio e forcella Volpe Disc della Bianchi, in acciaio, anche questa bici è stata equipaggiata con la “singola” che reputiamo, come ci è stato del resto anche confermato da chi ha avuto modo di testarla, una soluzione molto interessante, semplice, e che sicuramente ci permette di scongiurare diverse problematiche di natura meccanica dovute al deragliatore.

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Si viaggia quindi con un 11 velocità, sempre 10-42, anche se questa volta abbiamo optato per il Rival (a differenza del CX1) scegliendo la cassetta pignoni più economica della gamma SRAM, in modo da abbattere un po’ i costi, senza perdere in termini di affidabilità e funzionalità, che sono le caratteristiche che più ci interessano in questo caso.

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Le ruote sono come sempre farina del nostro sacco, e le abbiamo assemblate scegliendo DRC DISC 450 come cerchi, dal peso comunque contenuto ma con un canale idoneo a montare delle gomme stradali da viaggio come le Marathon Plus (quelle che appunto abbiamo utilizzato). I cerchi, abbinati ai raggi Sapim Race sfinati in 8 neri, con nipples in ottone, strizzano un occhio alla robustezza e all’affidabilità.

Quanto ai mozzi, abbiamo scelto gli Aivee MT3, (Aivee è un’ azienda francese che fa degli ottimi mozzi ricavati dal pieno, con materiale di ottima qualità e con cuscinetti sigillati) che in simbiosi con gli altri componenti ci offrono delle ruote resistenti, affidabili e dal peso tutto sommato contenuto, ideali quindi per il nostro scopo.

Passando ai freni, abbiamo optato per un impianto frenante da ciclocross meccanico della Hayes, che pesa quanto il BB7 road SL (il più leggero della Avid!), per cui decisamente strabiliante dal punto di vista del peso, anche se con qualche regolazione in meno. In ogni caso è affidabile funzionale. Il tutto abbinato a dei dischi braking da 160.

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Per quanto riguarda invece la compagine appendici abbiamo scelto come manubrio il Cowchipper di Salsa, che è un incrocio tra il vecchio Cowchipper e il Cowbell, quindi con un’apertura del drop abbastanza accentuata però non esagerata come il Woodchipper, che magari sarebbe più idoneo al fuoristrada. Manubrio quindi abbinato all’attacco manubrio sempre Salsa inclinato 25° verso l’alto per offrire una posizione un po’ più confortevole. Quanto alla larghezza del manubrio abbiamo scelto il 44 cm per dare sia spazio a varie posture sia per dare possibilità di alloggiare accessori sul manubrio.

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Immaginando i possibili intoppi che possono via via presentarsi lungo il viaggio, abbiamo pensato di equipaggiare la bici con il nastro manubrio gel di Salsa, che oltre ad essere molto morbido e mostruosamente pratico perché, non essendo dotato di adesivo ma di silicone interno, si può smontare e rimontare tutte le volte che si vuole, dando così la possibiltà di fare piccoli interventi di manutenzione senza dovere ogni volta buttare il nastro.

Il cliente richiedeva delle appendici da mettere sul manubrio anche internamente, ma siccome il manubrio ha il restringimento per la parte oversize sull’attacco manubrio, lo spazio potrebbe essere un po’ troppo limitato con le appendici interne, quindi cercheremo insieme un’altra soluzione. Probabilmente opteremo per delle appendici stile crono da attaccare sulla parte oversize del manubrio.

Il reggisella è un XLC con molla interna in modo da avere un extra comfort in caso di percorsi accidentati, mentre la sella, scelta del cliente, è una Selle Royal Respiro, comoda e molto traspirante, scelta per altro secondo noi idonea alle sue esigenze.

Costo totale dell’impresa? Partendo dal telaio che è in realtà un telaio usato, abbiamo speso poco meno di duemila euro, milleottocento circa.

Maurizio De Zuliani

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